Pellegrinaggio parrocchiale a Fatima
Il mio primo viaggio a Fatima con il nostro gruppo parrocchiale unito a quello della parrocchia dei Santi Patroni d’Italia è iniziato all’alba del 15 settembre. Sotto i migliori auspici perché sapevo che la Madonna ci attendeva.
Il primo giorno abbiamo sostato a Lisbona perché non potevamo mancare a rendere omaggio alla chiesa del Santo che maggiormente rappresenta la città: Sant’Antonio, per noi da Padova, ma per i portoghesi Antonio da Lisbona, battezzato Fernando. Lui scelse il nome Antonio ispirato dal Santo orientale, S. Antonio Abate.
Avvicinarsi alla sua reliquia, esposta dal sacerdote dopo la Messa, ha suscitato in me, inaspettatamente, un grande sussulto interiore, lacrime e commozione. Un Santo potente, lo sappiamo, invocato da secoli, solo ora comprendo profondamente.
Dopo Lisbona, Fatima mi è apparsa come un luogo di pace. Una pace pervasiva, ovunque. Il silenzio e la compostezza dei suoi abitanti.
Nemmeno il chiacchiericcio dei pellegrini che arrivano a frotte possono distogliere chi entra nella contemplazione.
Il santuario è collocato in uno spazio immenso, ovvero lo spazio immenso è stato preservato e riservato per la Madonnina, lì dove apparve ai tre pastorelli, la Cova da Iria. Alcuni pellegrini vi giungono trascinandosi in ginocchio.
E la sera ricompaiono in massa per la recita del Rosario e la processione con i ceri, pregando e cantando dietro la statua di Maria.
Ma ciò che colpisce profondamente sono i luoghi dove vissero, in estrema e dignitosa povertà, Giacinta, Francesco e Lucia. Luoghi dove sostare e meditare: il villaggio di Aljustrel e Cobeco, dove l’Angelo apparve loro tre volte.
Le sofferenze donate per la salvezza delle anime di Francesco e Giacinta e la vita claustrale di Lucia, sono la testimonianza tangibile per tutti i credenti e non. Questo per me l’interrogativo più grande: la vita donata dopo atroci sofferenze da due bambini, per consolare Gesù, per ubbidire alla Madonna, per la salvezza dei peccatori, intravisti tra le fiamme dell’inferno.
E noi cosa offriremo?
Lasciare Fatima per tornare ancora, questo il saluto.
Una sosta sulla costa Atlantica nel luogo dove la Madonna di Nazarè fu invocata dal cavaliere che stava per precipitare sulla scogliera con il cavallo imbizzarrito, ci fa scoprire un altro santuario dedicato a Maria.
Abbiamo avuto con questo altre prove del sentimento religioso portoghese, tanto ostacolato, minacciato e perseguitato nei secoli. Un popolo che apre le sue porte e ci dona un luogo di grazia immensa.
Mary Casula
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